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Hurriti
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top
Gli mwcgUrriti, mwcwHurriti, mwdaKhurriticite-ref-1[1] o mweqHurricite-ref-2[2]cite-ref-3[3] detti anche mwggOrrei,cite-ref-4[4] furono una popolazione mwhwmesopotamica, di cui vi è traccia a partire dalla metà del mwiaIII millennio a.C. Vi sono notizie che al tempo dell'mwiqImpero accadico gli Hurriti vivessero sul bordo settentrionale della Mesopotamia e nella valle del fiume mwigKhabur, il maggiore affluente dell'mwiwEufrate. Sono menzionati in testi privati di mwjaNuzi, di mwjqUgarit e negli archivi mwjgittiti di mwjwḪattuša.
Contents
• Ceramica
• Musica
• Note
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Il popolo
Le prime attestazioni dell'esistenza di mwmacittà-Stato hurrite nell'mwmqAlta Mesopotamia risalgono all'epoca mwmgaccadica. Esse appaiono essere alleate degli stessi Accadi. Fra queste città-Stato del mwmwIII millennio a.C. la più importante fu mwnaUrkesh. In questo sito sono stati scoperti i primi documenti in mwnqlingua hurrita.
Testi in mwnwscrittura cuneiforme del mwoaII millennio a.C. provenienti da mwoqMari nominano dei governatori di città-stato nella Mesopotamia settentrionale sia come mwogAmurru (mwowAmorrei) sia come Hurriti. Governatori con nomi hurriti sono attestati anche a mwpaUrshum e Hashshum, e tavolette provenienti da mwpgAlalakh (mwpwstrato VII, ultima parte del mwqaperiodo antico-babilonese) menzionano popoli con nomi hurriti alla foce dell'mwqqOronte. Non ci sono prove di un'invasione da nord-est. Generalmente queste fonti onomastiche sono state prese come prova di un'espansione hurrita verso sud ed est.
Si ritiene che le tribù guerriere degli Hurriti e le loro città-stato siano state unificate sotto un'unica dinastia dopo la caduta di mwqwBabilonia dovuta al saccheggio degli Ittiti di mwraMuršili I e all'invasione dei mwrqCassiti. La conquista ittita di Aleppo (mwrgYamkhad), la debolezza dei re medio-Assiri e le lotte interne degli Ittiti stessi crearono un vuoto di potere nella Mesopotamia settentrionale. Questa situazione portò al formarsi di un potente regno hurrita unificato, il mwrwregno di Mitanni. Il fondatore leggendario della dinastia mitannica fu un re chiamato mwsaKirta, seguito da un altro di nome mwsqShuttarna, il cui successore sarebbe stato mwsgBarattarna. Di questi primi re non si conosce nulla.
Un frammento hittita, probabilmente dei tempi di Mursili I, menziona un "Re degli Hurriti" (mwtaLUGAL ERÍN.MEŠ Hurri). Questa terminologia era stata usata per re mwtqTushratta, in una lettera negli archivi di mwtgAmarna. Il titolo normale del re era "Re degli uomini-di-Hurri" (senza il mwtwdeterminativo mwuaKUR che indica una nazione).
Cultura e società
La conoscenza della cività hurrita si fonda sui reperti archeologici rinvenuti nei siti come mwuwNuzi e mwvaAlalakh, così come sulle tavolette cuneiformi, provenienti principalmente da mwvqḪattuša, la capitale degli mwvgIttiti, la cui civiltà fu grandemente influenzata da quella hurrita. Le tavolette provenienti da Nuzi, Alalakh e altre città di popolazione hurrita (come mostrato dai nomi di persona) rivelano aspetti culturali hurriti sebbene tali testi siano scritti in mwvwaccadico. I mwwasigilli cilindrici hurriti erano accuratamente incisi e spesso rappresentavano scene mitologiche. Essi sono una chiave per comprendere la civiltà hurrita.
Ceramica
Gli Hurriti furono provetti ceramisti. Numerosi oggetti in ceramica, di produzione hurrita, sono stati rinvenuti in Mesopotamia e nelle terre ad occidente dell'Eufrate; erano molto apprezzati anche nel lontano mwwwEgitto al tempo del mwxaNuovo Regno. Gli archeologi indicano come ceramica del Khabur e ceramica di Nuzi due tipi di ceramica a tornio prodotta dagli Hurriti. La ceramica del Khabur è caratterizzata da linee dipinte di colore rossiccio a disegni triangolari e punti, mentre quella di Nuzi ha forme caratteristiche ed è dipinta di marrone o nero.
Metallurgia
Gli Hurriti furono stimati come fabbri: i mwyqSumeri adottarono il vocabolario hurrita in materia di mwygrame. Il rame proveniente dall'altopiano mwywanatolico veniva esportato verso la Mesopotamia. La valle del Khabur aveva un ruolo centrale nel commercio dei metalli: rame, argento e perfino lo stagno erano disponibili nei regni vassalli degli Hurriti situati sull'altopiano anatolico, come mwzaKizzuwatna e Ishuwa. Di oro, invece, non v'era molta disponibilità e le lettere di mwzgAmarna ci informano che esso veniva importato dall'Egitto. Nonostante il ruolo degli Hurriti nella metallurgia, non ci sono pervenuti molti oggetti metallici di tale popolo, salvo che relativamente al tardo regno di Urartu. Ad Urkesh sono state scoperte alcune graziose statuette di bronzo raffiguranti leoni.
Allevamento dei cavalli
Vi è una stretta relazione fra il regno di Mitanni e l'allevamento dei cavalli. Ad esempio, il nome del regno di "Ishuwa", che aveva uno stretto legame con Mitanni e probabilmente anche un'importante quota di popolazione hurrita, significa "terra dei cavalli". Inoltre, in un testo trovato a mwaqḪattuša si parla di addestramento dei cavalli e la persona responsabile di ciò è un hurrita di nome Kikkuli. È infine da notare che la terminologia relativa ai cavalli contiene molte parole di origine mwagindoeuropea (Mayrhofer, 1974), pur se i Hurriti non erano una mwawpopolazione indoeuropea (Liverani, 2009, p. 44).
Urbanistica
La cultura hurrita non diede vita a molte città. mwbgUrkesh fu la sola città hurrita del III millennio a.C. Nel II millennio a.C. conosciamo alcune città hurrite, come mwbwArrapha, mwcaHarran, Kahat, mwcgNuzi, Taidu e mwdaWaššukanni, la capitale di Mitanni. Malgrado la reale collocazione di Washukanni, da alcuni identificata con il sito di Tell Fakhariya, non sia ben chiara, nessun mwdqmwdgtell nella valle del Khabur supera il chilometro quadrato di superficie, e la maggioranza dei siti sono molto più piccoli.
La civiltà hurrita appare perciò molto diversa dalle organizzazioni centralizzate dell'mweaAntico Egitto e dell'mweqAssiria. Una spiegazione può trovarsi nel fatto che l'organizzazione feudale dei regni hurriti non consentiva di svilupparsi a grandi signorie palaziali e templari.
Musica
È interessante osservare che fra i testi hurriti trovati ad mwfaUgarit ci sono i più antichi esempi di scrittura musicale, i cosiddetti mwfqmwfgCanti Hurriti, risalenti al 1400 a.C. circa.cite-ref-5[5] In questi frammenti sono stati trovati i nomi di quattro compositori, Tapšiẖuni, Puẖiya(na), Urẖiya e Ammiya.cite-ref-6[6]
Religione
La cultura hurrita ebbe grande influenza sulla religione ittita. Dal centro cultuale hurrita di Kummanni nel Kizzuwatna la religione hurrita si diffuse presso gli Ittiti. Ne derivò un sincretismo religioso fra la antica religione ittita e quella hurrita. La religione hurrita si diffuse anche in mwiqSiria, dove mwigBaal divenne l'equivalente di mwiwTeshub. Anche nel più tardo regno di mwjaUrartu, fiorito nella prima metà del mwjqI millennio a.C., erano venerate divinità di origine hurrita. La religione hurrita, in forme diverse, influenzò l'intero mwjgVicino Oriente antico, eccetto l'Egitto e la Mesopotamia meridionale.
Le principali divinità del pantheon hurrita erano:
• mwkgTeshub, mwkwTešup; il potente dio del cielo e della tempesta.
• mwnqSarruma, mwngŠarruma; loro figlio.
• mwoaKumarbi; l'antico padre di Teshub; la sua casa secondo il mito è la città di Urkesh.
• Shimegi, mwpwŠimegi; il dio sole.
• Kushuh, mwqgKušuh; la dea luna. Le raffigurazioni del sole e della luna appaiono abbinate nella mwqwiconografia hurrita.
• mwrqNergal; il dio mwrgbabilonese dell'oltretomba, di cui è sconosciuto il nome dell'equivalente hurrita.
I sigilli hurriti spesso raffigurano creature mitologiche come uomini e animali alati, draghi e altri mostri. L'interpretazione di queste rappresentazioni di dèi e demoni è incerta: può trattarsi di divinità protettrici, così come di spiriti maligni. Qualche raffigurazione ricorda gli mwtashedu mwtqassiri.
Le divinità hurrite non sembrano aver avuto particolari santuari dove il dio "risiedeva", come invece nella mwtwreligione babilonese o in quella mwuaegizia. I più importanti centri di culto erano mwuqKummani, capitale del regno di mwugKizzuwatna, dove si trovava un importante tempio di Tešub, e l'ittita mwuwYazılıkaya. mwvaHarran fu, almeno più tardi, un centro di culto della dea lunare, mentre Šauskha aveva un tempio importante a mwvqNinive, quando la città fu sotto dominio hurrita. Un tempio di Nergal fu costruito a Urkeš già nel III millennio a.C. La città di Kahat, infine, era il centro religioso del regno di mwvwMitanni.
Il poema hurrita mwwqIl canto di Ullikummi, conservatoci dagli Ittiti, presenta analogie con la mwwgmwwwTeogonia di mwxaEsiodo; la castrazione di mwxqUrano da parte di mwxgCrono può essere derivata dalla castrazione di mwxwAnu da parte di Kumarbi, mentre il mito di mwyaZeus che prende il posto di Crono e il rigurgito da parte di quest'ultimo degli dèi deglutiti ricorda il mito hurrita di Tešub e Kumarbi.cite-ref-7[7] È stato anche ipotizzato che il culto di mwzqAttis derivi da un mito hurritacite-ref-8[8]: la dea mw0gfrigia mw0wCibele sarebbe allora l'equivalente della hurrita Hebat.
Archeologia
I siti hurriti sono distribuiti fra i territori dei moderni mw1gIraq, mw1wSiria e mw2aTurchia. Il nucleo della civiltà hurrita si trovava a cavallo del confine fra Siria e Turchia. Molti siti archeologici si trovano vicino alle frontiere e ciò rende l'accesso agli stessi problematico. Inoltre i progetti di dighe lungo l'Eufrate, il mw2qTigri e il mw2gKhabur costituiscono un'ulteriore minaccia ai siti hurriti. In questo senso sono state portate a termine varie operazioni di salvataggio quando la costruzione delle dighe portava all'allagamento di intere vallate.
Gli scavi dei siti hurriti in Iraq e Siria sono cominciati fra gli mw3aanni venti e gli mw3qanni trenta del mw3gXX secolo, sotto la guida dell'archeologo americano mw3wEdward Chiera a Yorghan Tepe (mw4aNuzi) e dell'archeologo britannico mw4qMax Mallowan a Chagar Bazar e Tell Brak. Gli scavi recenti sono stati condotti da mw4wéquipes americane, olandesi, tedesche, italiane, belghe, francesi, danesi, in collaborazione col Ministero Siriano delle Antichità.
Gli strati sovrapposti dei mw5qmw5gtell spesso rivelano una lunga occupazione del sito, iniziata nel mw5wNeolitico e finita in età Romana o ancora più tarda. la caratteristica ceramica hurrita, detta "ceramica del Khabur", è utile a determinare i diversi strati delle colline sedimentali. Gli insediamenti hurriti si collocano cronologicamente durante la Media e Tarda mw6aEtà del Bronzo, restando mw6qUrkesh la principale eccezione.
Siti principali
L'elenco comprende i siti che furono sotto sovranità hurrita. Accanto è segnalato l'eventuale sito informatico. Come sopra esposto, importanti ritrovamenti per la storia hurrita sono avvenuti anche a Alalakh, Amarna, Hattusa e Ugarit.
• Tell Leilan (l'antica Shehna e Shubat-Enlil)cite-ref-12[12]
• Tell Barri (l'antica Kahat)cite-ref-13[13]
• Tell Beydar (l'antica Nabada)cite-ref-14[14]
• Kenan Tepecite-ref-15[15]
• Tell Tuneinircite-ref-16[16]
• Umm el-Marra (forse l'antica Tuba)cite-ref-17[17]
• Tell Chueracite-ref-18[18]
• Hammam al-Turkman (forse l'antica Zalpa)cite-ref-19[19]
• Tell Sabi Abyadcite-ref-20[20]
• Chagar Bazar
• Tell el-Fakhariya / Ras el-ʿAyn (forse l'antica Washukanni)
• Tell Hamidiya (forse l'antica Taidu)cite-ref-22[22]
Note
cite-note-11. ↑ AA.VV., mwauaLa Storia, UTET, 2007.
cite-note-22. ↑ Su un timbro, rinvenuto negli scavi di Gözlükule, è stata trovata la scritta “mwauqIspuhatsu, figlio del magnifico re Pariyavatri”. Essendo Ispuhatsu il re degli Hurri di mwauuKizzuwatna (fine del XVI secolo a.C.) - Hetty Goldman, Excavations at Gözlükule, Tarsus. Volume II: From the Neolithic through the Bronze Age, Princeton University Press, 1956
cite-note-33. ↑ Collina di Gözlükule vedi mwauksito archeologico
cite-note-44. ↑ citereftreccani-urritimwau0mwau4Urriti, in mwau8Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
cite-note-55. ↑ Ricostruzione di Marcelle Duchesne-Guillemin dell'inno che può essere ascoltata su mwavmUrkesh webpage mwavqArchiviatomwavu il 17 gennaio 2016 in mwavyInternet Archivemwavc., benché vi siano almeno altre quattro "diverse interpretazioni della notazione, ciascuna delle quali porta a risultati completamente differenti". West 1994, 161. In aggiunta a West e Duchesne-Guillemin (1975, 1977, 1980, & 1984), le interpretazioni alternative comprendono Anne Draffkorn Kilmer (1965, 1971, 1974, 1976, & 1984), David Wulstan (1968), e mwavkRaoul Gregory Vitale (1982).
cite-note-66. ↑ West 1994, 171.
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cite-note-88. ↑ Ipotizzato da Jane Lightfoot in mwawuTimes Literary Supplement 22.7.2005 pag. 27, nella recensione di Philippe Bourgeaud, mwawyMother of the Gods: from Cybele to the Virgin Mary, Johns Hopkins 2005 ISBN 0-8018-7985-X.
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Collegamenti esterni
• citereftreccani-itUrriti, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefdizionario-di-storiahurriti, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
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